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Teatro e formazione | Bologna 

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Ubu re

Canovaccio patafisico come Spettacolo/Concerto 

Costruzione giocosa e parodica, suggestione adolescenziale ghignante e scandalosa, Padre UBU, nasce a fine ‘800 tra i banchi di scuola del Liceo di Rennes. Qui, alcuni studenti prendendo di mira un professore indigesto, lo immaginano protagonista di un’epopea grottesca che lo trasfigura fino alle soglie dell’improbabile.Saccheggiando alcuni elementi tematici e drammatici dai Classici del passato, si rendono artefici di una costruzione surreale e grottesca, di una satira d’occasione, di un racconto epico senza tempo, che vede al centro della vicenda la scalata al Potere di creature bizzarre come Padre Ubu e il suo seguito. Essi sono capaci di incarnare in sé ogni imprevedibile umore e bassezza, ogni formulazione ed enunciazione idiota e visionaria. Uccideranno il tiranno per farsi loro stessi tali, ammasseranno ricchezze condannando nobili e finanzieri, distribuiranno ai poveri con una mano per poi togliere un attimo dopo con l’altra, andranno alla Guerra, dilapideranno fortune; e se a qualcuno non và a genio, stia ben in guardia perché potrebbe ritrovarsi in un attimo “decervellato” e fagocitato nella “cornoventraglia” di Ubu, nella sua tasca senza fondo o botola da Phynanze che dir si voglia. Mettendo costantemente in dubbio le convenzioni del vivere civile, il pinocchiesco Ubu dalla testa di legno, tutto nervi e sensi, “drammatico e vegetale” nega a più riprese le convenzioni del “comunemente accettato”, del “solitamente subito” in quella costante sottomissione al Potere che si ripresenta in ogni luogo e tempo, da sempre difficilmente rovesciabile, come nella fantastica Polonia che fa da sfondo al nostro gioco teatrale.Sempre al di là e al di fuori della società teatrale e civile del proprio tempo, pur mantenendo una sostanziale alienità con il mondo circostante, noi con Padre Ubu e Jarry, tuttavia, né possiamo né vogliamo fare a meno di quel confronto, con la società si intende.Ne evochiamo così, dopo un attento lavoro da artigiani, le ombre, i fantasmi, le voci inascoltate, le goffe movenze degli esseri di cartapesta che la popolano; restituendole stavolta all’interno di quel luogo onirico e musicale che si confronta a più riprese con piccole e grandi verità al contempo sublimi e terrifiche. Uno spettacolo adatto ad adulti dallo spirito fanciullo e pargoli dall’animo cresciuto.

Andrea Acciai | Conduzione e voce 

Gaetano Dragotta | Elettronica

Roberta Lombardo | Animazione

Alessandro Predasso | Chitarra

Gianluca Sia | Sax soprano

Ombre e silhouette | Compagnia di ombre Macina Pepe

Durata: dai 35' in su

Pubblico: dagli 0 ai 99 anni